Sindrome di Parigi e come sconfiggerla

Ebbene sì, anche io sono stato vittima della Sindrome di Parigi! Il mio ultimo viaggio a Parigi è stato macchiato da questo disturbo, ma per fortuna ho sviluppato degli anticorpi: ecco qualche trucco per visitare Parigi e rimanerne soddisfatti!

Questo articolo inizia come tanti altri: dopo 4 anni passati a vivere e lavorare a Dublino la vita ha posto davanti la mia strada e quella della mia ragazza l’opportunità di potersi trasferire a Parigi.

Dopo mesi passati a organizzare decido quindi di fare un viaggio esplorativo a Parigi (sono stato nella capitale francese quando avevo 15 anni) per potermi calare nelle atmosfere parigine.

Ad inizio ottobre 2019 quindi parto per 4 giorni alla volta di Parigi… ed è stata una delle esperienze più negative del mio anno, in termini di viaggi! 🙁

Infatti sono stato colto in pieno dalla Sindrome di Parigi, che ha profondamente condizionato i miei primi 3 giorni di viaggio, per poi riprendermi all’ultimo.

Quindi questo articolo è la somma della mia esperienza, di come sono caduto vittima della Sindrome di Parigi e di come ne sono “uscito”

Ma cos’è la Sindrome di Parigi???

Per capire di cosa stiamo parlando mi avvalgo dell’aiuto della sempre onnipresente Wikipedia:

La sindrome di Parigi (francese: syndrome de Paris, giapponese: Pari shōkōgun, パリ症候群) è una patologia psicosomatica rara che affligge in modo particolare i turisti giapponesi in visita alla capitale francese.


Dalle ricerche degli psichiatri dell’Hôtel-Dieu risulterebbe che i turisti affetti da questa sindrome, i cui sintomi sono analoghi a quelli riscontrati per la sindrome di Stendhal, sperimentano un disagio derivante dalla differenza fra la visione idealizzata della capitale francese che avevano maturato in patria e l’effettiva visione di cui prendono atto durante il soggiorno nella città
.

Premessa fondamentale: non sono un giapponese, sono un romano di Roma.

Come è spiegato qui sopra il disturbo nasce dal fatto di avere delle aspettative troppo alte nei confronti di qualcosa.

Pensavo che la storia della Sindrome di Parigi fosse una grande presa in giro, ed invece l’ho sperimentata in prima persona.

Per giorni sono stato caricato da hype tremendo: i miei ricordi di infanzia mi riportavano alla mente una città fantastica, la gente intorno a me mi diceva “Beato te, Parigi è magica!” oppure “Parigi è Parigi!”.

Così sono partito e quando sono arrivato sono rimasto dannatamente deluso!

So che molti mi considereranno un pazzo (Parigi ha una fanbase terribile che neanche nei peggiori forum di Caracas) ma devo dirlo:

Parigi è Parigi…” ma proprio no!!!

Sono cresciuto a Roma e so cosa voglia dire vivere in una città stupenda (ammetto che Dublino non può essere minimamente paragonata a città molto più belle di lei) e, nonostante Parigi sia stupenda, l’ho trovata fredda e spersonalizzante.

Per esempio una volta uscito dalla metro sono rimasto a bocca aperta vedendo i suoi famosi tetti (di cui scrissi un articolo nel 2014 su dove ammirare i tetti di Parigi) e i suoi palazzi bianchi, ma dopo aver passato mezza giornata in giro per il centro mi sono anche un po’ stancato, per non dire disorientato, nel vedere tutti questi palazzi esattamente uguali.

Ho iniziato così a vedere tutto nero ed essere arrabbiato con la città.

Il traffico, la gente e le facce poco amichevoli, insomma la metropoli e la sua vita impegnativa hanno fatto il resto.

Sono arrivato a pensare che Parigi fosse sopravvalutata, fredda e poco accogliente.

Questo mood nero, che si può benissimo vedere nelle prime fotografie che ho scattato (queste qui sotto), mi ha portato in un serio stato di depressione che per due giorni mi ha tolto sorriso ed a volte fatto sentire male quasi fisicamente.

Ma ne sono uscito!

E come vi starete chiedendo?

Ora ve lo dico!

Quelli che seguono sono alcune delle considerazioni che ho fatto e che mi hanno aiutato a comprendere cosa ha causato questo disturbo e come sono riuscito a venirne fuori.

Ecco qualche consiglio su come evitare la Sindrome di Parigi e di come uscirne se ne siete vittime.

Sindrome di Parigi: istruzioni per l’uso

#1 Prendete la Tour Eiffel con le dovute precauzioni

Uno dei miei consigli riguarda il simbolo di Parigi: la Tour Eiffel.

Visitare la Tour Eiffel sì, ma se proprio dovete!

Ok, sembra strano detta così, ma lasciatemi spiegare.

Anche in questo caso il mio hype era alle stelle, ma non appena mi sono avvicinato al monumento tutte le mie aspettative si sono ritorte contro di me.

Gli Champs de Mars erano ridotti un pantano, affollati di turisti e soprattutto di transenne e impalcature (ne parlerò a breve).

Ma la cosa che più mi ha demoralizzato sono stati i tantissimi importunatori.

Più mi avvicinavano al monumento più venivo fermato per raccolte firme palesemente truffaldine, da finti invalidi, venditori abusivi molto insistenti per poi arrivare all’ingresso della torre e trovarmi tizi poco rassicuranti fare il gioco delle tre carte circondati da una folla numerosa.

Il GIOCO DELLE TRE CARTE non lo vedevo dai tempi della Roma-Napoli, quando le estati andavo in vacanza in Calabria.

Ok, la torre è bellissima ma il mio consiglio è quello di non idealizzarla troppo e di andare prevenuti, sapendo che incontrerete tanti scammer e troppi turisti.

Può sembrare un consiglio banale, ma credetemi che questa serie di eventi ha influito sul mood della giornata (potete capire dal mio sguardo nella foto che segue).

#2 Partite con l’idea che troverete cantieri ovunque

Se avete intenzione di visitare Parigi da qui al 2024 allora prendete in considerazione che troverete centinaia di cantieri ovunque.

Come dicevo poche righe fa, la Tour Eiffel era circondata di impalcature e transenne.

Stessa cosa al Trocadero, dove oltre a lavori pubblici sono stato accolto dai soliti importunatori.

Non vi dico gli ChampsÉlysées, intorno all’Arco di Trionfo era pieno di quelle odiose retine rosse usate nei lavori pubblici.

Ma cosa che mi ha innervosito più di tutte è stata Place de la Concorde: c’erano ruspe ferme, strade chiuse e cumuli di pietre e terra un po’ ovunque.

Perché tutto questo?

Per il semplice fatto che Parigi si sta preparando per i Giochi Olimpici del 2024 e, a quanto ho visto, ha deciso di far partire tutti i lavori simultaneamente.

Se partite senza prendere in considerazione tutto questo disagio (che si riflette sul traffico di superficie) potrete finire come me; dopo diverse ore che vagavo tra ruspe e cantieri rumorosi un senso di frustrazione mi ha assalito e mi ha spinto nel tornare a casa.

Altra esperienza negativa che ha distrutto la mia visione idilliaca della città.

Ora basta elencare gli aspetti negativi della mia esperienza e iniziamo con i rimedi alla Sindrome di Parigi.

Ecco qualche punto per iniziare ad apprezzare questa città

Come superare la Sindrome di Parigi

#3 Fatevi una passeggiata nei parchi di Parigi

Detto così sembra questo sembra un rimedio banale… ma tuttavia è la pura realtà: se c’è qualcosa che ha iniziato a cambiare la mia visione e percezione di Parigi allora questi sono i suoi giardini.

Ovviamente non sto parlando di tutti i parchi di Parigi, ma soltanto quelli che sono riuscito a visitare in due giorni.

Altra precisazione: mi sono trovato in questi luoghi per caso e nel momento giusto!

Per momento giusto intendo quando il mio umore stava precipitando…

Avevo perso speranza nella città, poi mi sono ritrovato in due “giardini” che hanno riacceso in me l’interesse per Parigi.

Sto parlando dei Jardin de Tuileries e dei Jardin du Luxembourg.

Le Jardin de Tuileries mi hanno letteralmente salvato dal traffico e dai cantieri di Place de la Concorde, mi hanno cullato con i loro colori autunnali (ho visitato Parigi in ottobre) e dato nuova linfa per esplorare la città.

Esplorare le lunghe file di alberi color fuoco mi ha dato una prospettiva diversa della città che stavo visitando e spinto a darle un’altra possibilità.

Le Jardin du Luxembourg (che tempo da inserii tra i 10 parchi urbani più belli d’Europa) mi hanno fatto letteralmente emozionare.

Penso che un luogo così bello sia difficile da trovare in altre città: un parco che deve essere bello in ogni stagione!

Il tempo per me qui si è fermato e ho ritrovato il gusto di fare fotografie e di riprendere il mio itinerario.

Fiori, statue e fontane: tutto qui emana un’energia positiva ed intrigante.

Visitare questi due parchi secondo me è il modo migliore per iniziare la “terapia” che vi aiuterà a vedere sotto un’altra luce una metropoli caotica come Parigi.

#4 Allontanatevi dal centro ed esplorate i quartieri giusti!

Come ho detto all’inizio dell’articolo due delle sensazioni che ho provato inizialmente sono state alienazione e disorientamento.

Il centro di Parigi (dal Louvre alla Tour Eiffiel) mi ha dato l’impressione di essere tutto uguale, una sequela di palazzi affascinanti, ma tutti dannatamente uguali.

Quando stavo per realizzare, erroneamente, quanto tutto il centro della città fosse un copia e incolla ripetuto per fortuna sono capitato a Pigalle.

Il mio consiglio è quello di allontanarsi (neanche troppo) dal centro ed esplorare quei quartieri di Parigi che presentano uno spirito proprio e caratteristiche che nel centro si sono perse negli anni.

Per esempio vi consiglio Pigalle, un quartiere fatto di sali e scendi, vicoletti, tanti bistrò e ristoranti carini e ovviamente locali e luoghi dove svagarsi e godersi la città by night.

Oppure il sempiterno Montmartre, che neanche ha bisogno di presentazioni.

Se invece vi trovate a sud della Senna allora il Quartiere Latino merita una sosta.

Ho trovato interessante anche il quartiere de Le Marais, vicino al centro Pompidou, che negli ultimi anni ha acquisito una personalità propria e briosa, diventando il quartiere LGBT della città.

Insomma andate alla ricerca del particolare, che si trova davvero a pochi km dalle vie congestionate del centro.

#5 Fatevi una passeggiata lungo la Senna al tramonto

Se tutto quello che ho scritto non vi ha ancora convito o aiutato a superare gli effetti della Sindrome di Parigi, allora c’è un’ultima cosa che potete fare: una lunga passeggiata al tramonto lungo la Senna.

La mia ultima sera a Parigi ho avuto l’idea di farmi una passeggiata solitaria prima del tramonto e devo dire che è stata un’esperienza incredibile.

Mentre camminavo tutto è passato in secondo piano: il traffico, la gente e tutte quelle cose che rendono le metropoli luoghi poco accoglienti.

Dopo aver passato 3 giorni vivendo in un costante senso di delusione tutto si è dissipato in quella mezz’ora di una tranquilla passeggiata.

Per questo motivo, se avete opinioni contrastanti su Parigi, allora uscite a farvi una passeggiata al tramonto.

Come vedete i punti positivi sono più di quelli negativi!

Scherzi a parte molte delle mie preoccupazioni e delusioni sono venute fuori dal fatto che mi sto per trasferire a Parigi, e che quindi cercavo una ragione per farmela piacere sin da subito.

Ovviamente queste sono idee e opinioni maturate durante un viaggio di 4 giorni.

Assolutamente non abbastanza per giudicare un luogo.

Parigi è stupenda ma è una città come le altre, magica a suo modo ma nemica di se stessa.

Questa città è un simbolo e come tale ha supporter e detrattori.

La sua fama la condanna ad non poter essere imperfetta, ma lo è e andrebbe elogiata anche per questo.

Il migliori rimedio alla Sindrome di Parigi?

Partire senza aspettative, felici di star per visitare un luogo unico al mondo ma che non è perfetto, anzi, è più incasinato di quello che si pensi.

Buon viaggio!

Rispondi

RELATED POSTS

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: